ACD

no base

ACD si può leggere “acidì” oppure “àcidi”.

La prima versione è quella seria, istituzionale, che scandisce le lettere, l’anima blu scuro, il rapporto causa\effetto, la meticolosità e l’attenzione.

Ma quando l’accento è sulla prima sillaba, ACD diventa àcidi, sostanze che reagiscono al contatto, che lasciano il segno, che producono irritazione.

ACD significa uscire dalla propria zona di comfort, dalla “base”, e pizzicare, incuriosire, suscitare una reazione. Le ricerche, i piani, i programmi, i calendari editoriali, gli studi di layout, di colore e di copy servono per suscitare emozioni, provocare un cambiamento, segnare una strada.

In fondo è solo una questione di accenti.

Cosa succede quando ACD (àcidi) incontra una soluzione acquosa (il cliente)?

La chimica ci insegna che libera “idroni”, cose spaventevoli con simbolo H+.

E noi, che non siamo chimici, vediamo nella lettera H un sacco di meraviglie: il simbolo che indurisce le consonanti e che addolcisce le vocali, lo stupore, un’icona grafica doppia e speculare, una trave, il simbolo matematico della costante, il segno che moltiplica per 100 le misure. In musica è il SI naturale, in fisica la costante di Plank, sulle navi una bandiera bianca e rossa. E poi c’è la frase di Ariosto” Chi leva la H all’huomo non si conosce huomo” quando ancora si scriveva “huomo” prima che l’umanesimo gli togliesse il “respiro” con cui, secondo la tradizione, è stato creato.

Quando ACD incontra il cliente le cose si trasformano, diventano altro, liberano simboli e significati nuovi.

Per questo siamo àcidi e acidì insieme.

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